22 novembre 2013

Dalla matita ai pixel: ecco come la tecnologia ha trasformato i cartoni animati!

Forse meglio dire un gessetto e una lavagna, è il 1908 quando Emile Cohl, animatore e regista francese considerato il papà del cinema di animazione ha prodotto questa fantasmagorica animazione di carta, ops di lavagna…

Qualche anno più tardi, nel 1937, un giovanissimo Walter Elias Disney propone il primo lungometraggio di animazione: “Biancaneve e i sette nani”. Lo scetticismo iniziale sul progetto si trasforma subito in un successo commerciale immenso e la bella principessa canterina diventa l’eroina di tutte le bambine.

“Provate a fischiettar, vedrete che il lavoro più leggero vi sarà! Provate a canticchiar un semplice motivo sempre allegri vi terrà!”

Dopo il successo iniziale, il boom dei grandi classici. “Cenerentola”, “Peter Pan”, “La bella addormentata nel bosco”…Li sul divano, copertina tra le gambe e peluche in braccio a guardare le videocassette tramandate di generazione in generazione. E mentre restavi incantato davanti al televisore, provavi ad intonare con Ariel e tutti i pesci dell’oceano le canzoni divertenti per convincerla che il mare è molto meglio della terra…

“Le alghe del tuo vicino ti sembran più verdi sai, vorresti andar sulla terra non sai che gran sbaglio fai, se poi ti guardassi intorno vedresti che il nostro mar è pieno di meraviglie, cos’altro tu vuoi di più!”

Fiabe indimenticabili, nate dalla matita Disney che, nei suoi blocchi di carta, disegnava i personaggi dando loro una vita, una storia da raccontare. Una magia artigianale vera a propria, il talento di una mano libera che disegna. Tantissimi fogli in sequenza che, lasciati scorrere velocemente, producevano quell’ “effetto animato” che faceva muovere i personaggi.

A distanza di 60 anni la svolta: una nuova casa cinematografica, specializzata in animazione computerizzata lancia un lungometraggio realizzato interamente a computer. E’ “Toy Story” il primo film creato dalla Pixar con l’utilizzo della tecnologia computer-generated imagery (CGI), un’applicazione nel campo della grafica 3D, per creare effetti speciali digitali all’interno dei film.

“Hai un amico in me, più di un amico in me. I tuoi problemi sono anche i miei, e non c’è nulla che io non farei per te. Se stiamo uniti scoprirai che c’è un vero amico in me, più di un amico in me!”

Da li, nacque un nuovo genere cinematografico, il cui successo derivava dalla grande capacità inventiva degli studi di animazione in grado di unire regia, innovazione e creatività alla magia dei cartoni. Si parla di magia proprio perché quello che accade nel nostro cervello è qualcosa di visionario che si chiama appunto “persistenza della visione” già enunciata come “persistenza retinica” dai Fratelli Lumiere nelle “Nozioni sul cinematografo di Augusto e Luigi Lumiére” ed è un meccanismo per cui l’occhio di noi essere umani trattiene un’immagine anche dopo che questa è scomparsa. Per questa ragione i cartoni animati ci sembrano delle immagini in movimento mentre in realtà sono delle immagini statiche leggermente diverse le une dalle altre in una rapida successione (24 fotogrammi al secondo) che ci danno l’illusione del movimento. Per 10 minuti di cartone animato vengono prodotti quindi 14.000 disegni circa che verranno ripresi singolarmente con una camera “a piombo”, perfettamente verticale e che saranno poi sovrapposti gli uni agli altri fotogramma per fotogramma e darci la magica illusione di una favola animata.

Oggi i pixel sostituiscono la matita, il computer i fogli di carta. Cambiano i supporti, ma resta la genialità di un prodotto poetico diventato più adulto e stratificato. Il cartone animato lascia quel tocco romantico dato dal disegno manuale per modernizzarsi avvalendosi delle potenzialità provenienti dalle tecnologie digitali: il creativo si concentra su pochi fotogrammi dell’intera sequenza e produce in modo automatico tutti i fotogrammi intermedi che prima venivano disegnati.

Le tecniche di animazione digitali hanno evoluto l’artigianalità di un cartone handmade adeguandolo ai cambiamenti tecnologici che la società stava realizzando. Sono due le principali forme di animazione: quella 2D dove le immagini sono create o modificate al computer utilizzando la grafica vettoriale e quella 3D dove c’è un corpo solido dotato di linee essenziali che viene animato e rivestito con texture per essere colorato. Dopo di che, con altre tecniche, come la Matte Painting, si creano le scenografie.

Ma come nacque questo cambiamento epocale nei cartoni della Disney?

Ci fu una persona, proveniente dal mondo tecnologico, che per primo capì l’importanza e la necessità dell’applicazione grafica all’animazione tradizionale. Uno dei più grossi innovatori degli ultimi tempi. Si, proprio lui, Steve Jobs.

Nel 1986, acquistò The Graphics Group (che poi sarebbe diventata Pixar) e assieme a John Lasseter, ex animatore della Disney ed Ed Catmull, attuale presidente della Disney Pixar, diede il via alla rivoluzione dei cartoon.

L’idea di Jobs era quella di realizzare i film con la stessa qualità che Apple adoperava quando sviluppava i suoi prodotti. In un’intervista che Lasseter ha rilasciato a Sarah Kessler, editor di Fast Company, un importante business magazine che tratta di tecnologia, business e design, disse:

 “Tutto quello che faccio e tutto quello che la Pixar fa è basato su una regola semplice: la qualità è il miglior business plan. Durante il periodo in cui lavoravo con Steve Jobs, abbiamo sempre cercato di applicare questa regola all’azienda che vige tutt’oggi.” 

Dopo alcuni cortometraggi con tecnologia digitale diretti da Lasseter, tra cui “Tin Toy” del 1988, versione embrionale di “Toy Story” e vincitore di un premio Oscar, arrivò ben presto la svolta epocale. La Disney, desiderosa di realizzare un lungometraggio animato, firmò sotto suggerimento di Lasseter, un contratto con la Pixar e nacque, nel 1995, “Toy Story – il mondo dei giocattoli”.Da li, seguirono “A Bug’s Life – megaminimondo”, “Alla ricerca di Nemo”, “Gli incredibili” e moltissimi altri, fino ad arrivare a “Chicken Little – amici per le penne”, una delle prime scommesse animate in 3D, dove un pulcino di campagna dalla reputazione non proprio brillante, cercherà di riconquistare la fiducia di un papà un po’ apprensivo e la stima dei compaesani.

“Che vuoi che sia, può capitare di sbagliare non è mica colpa mia!”

Recentissima, l’ultima produzione in 3D della Disney Pixar: “Planes” uscito lo scorso 11 Novembre in Italia, spin-off di “Cars – motori ruggenti” e del suo sequel “Cars 2”. E’ la storia di un aeroplanino, Dusty che sogna di partecipare ad una competizione ad alta quota ma si ritrova ostacolato dalla sua paura dell’altezza. Grazie all’aiuto di un esperto aereo della marina riuscirà a qualificarsi per la gara e a superare le sue paure.

“L’importante non è quanto voli veloce, ma come voli veloce. Puoi volare molto più in alto di quanto pensi!”

Il digitale ha portato senza dubbio grosse opportunità per l’industria cinematografica: oltre ad abbassare i tempi di produzione, riduce i costi della realizzazione di scenografie virtuali, delle luci, dei movimenti e delle inquadrature dei protagonisti, portando il cinema a rispondere in maniera efficace ai competitor provenienti dalla televisione o dal mondo dei  videogiochi. Tim Wescott, Analista presso il dipartimento TV di Screen Digest, in un’intervista a Cineuropa rivela quanto un film d’animazione abbia costi enormi: Disney e DreamWOrks, ad esempio, arrivano ad investire fino a 250 milioni di euro contro i 5-10 milioni di euro della media europea. Cifre molto alte ma se si guarda la lista dei film con i migliori incassi di tutti i tempi, troviamo Toys Story 3 all’undicesimo posto con ben 1 063 171 911 $ dietro ad almeno 9 film legati all’animazione.  Quindi potremmo pensare che anche il mestiere del disegnatore di cartoon o dello specialista in animazione possa essere altrettanto richiesto…un consiglio per tutti i giovani che amano disegnare o che provengono da un Liceo artistico: sbirciate in questi due indirizzi per scoprire come diventare disegnatore di cartoon e magari riuscire a entrare nella migliore scuola italiana di Comix di Napoli.

La tecnologia passa e rivoluziona situazioni, prodotti, stili di vita. E allora come quando siamo passati dal cartaceo ai computer, dalle cabine telefoniche ai cellulari, dalle videocassette ai DVD, salti innovativi che in qualche modo hanno segnato una svolta, non ci resta che adeguarci ai cambiamenti. In fondo Dusty non sarà una principessa in attesa del suo principe azzurro ma, di sicuro ci conquista con il suo modo buffo e giocherellone, in cui i nostri figli sicuramente si riconosceranno.

E voi che genere di cartoni preferite? Il sentimentalismo, la passione e la classicità di Cenerentola, o l’innovazione, la simpatia e la modernità delle nuove animazioni Disney?

Noi di Storyboard, affamati di innovazione e curiosi nei confronti dell’evoluzione digitale, approviamo Planes e la nuova animazione dei cartoon e con l’occasione vi invitiamo a passare nei punti SisalPayper scoprire le nuove piccole sorprese targate Disney…

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