28 novembre 2013

Videomaker Superstar: quando la telecamera è un occhio sul mondo!

Pensiero che si trasforma in immagine, una videocamera e una forte passione. Vi riconoscete?

Oggi Storyboard vuole pensare a voi, giovani aspiranti video-maker con un sogno nel cassetto, e vi porta alla scoperta del mondo della multimedialità!

Ciak si gira!

Siamo a Roma, durante un qualunque sabato mattina. Un fortunatissimo Mister X, vince 500.000€ al SuperVincitore di SuperEnalotto… la vincita fa subito notizia e il proprietario della ricevitoria si prepara ad organizzare una festa in onore del Supervincitore! Andrea Martelli, giovane videomaker barese, si prepara a documentare i festeggiamenti! Zainetto in spalla e kit di sopravvivenza del buon regista, e via, si parte per le riprese.

Microfono in campo!

Ma cosa pensa la gente quando Mister X vince una somma simile? C’è l’invidiosa, quella del “queste cose succedono sempre agli altri, mai a me!”, c’è il disinteressato che partecipa passivamente alla festa pensando alle mille altre cose che frullano nella sua testa e poi c’è l’intrusa quella che “ogni occasione è buona per mangiare un pezzo di torta!”… Come avrà raccolto Andrea Martelli in un’unica pellicola tutti questi personaggi assieme? Come avrà rappresentato i loro commenti? E i festeggiamenti nella ricevitoria?

Attenzione alla narrazione!

Perché quando crei un prodotto audiovisivo, ci sono alcune regole da cui non si può prescindere:

1)     Saper raccontare una storia attraverso i personaggi elaborando un’idea geniale

2)     Considerare la regola dei terzi per fare delle buone inquadrature

3)     Utilizzare una colonna sonora adeguata, perché ogni momento della tua scenografia deve essere raccontato non solo dalle immagini, ma anche dai giusti toni musicali

E noi, da bravi curiosi di tutto ciò che è tecnologia, abbiamo incontrato Andrea Martelli per saperne di più in merito al suo mondo di regista, videomaker.

Motore…azione!

Ciao Andrea, raccontaci un po’…Quando è nata questa tua passione?

Ho cominciato da piccolo facendo teatro, poi però non mi bastava e la mia passione per il cinema era molto più forte così ad un certo punto mi sono detto: “perché non concretizzare questo sogno?”. I maschietti solitamente sognano di diventare calciatori o fare gli astronauti. Io invece sognavo il cinema.

Dagli esordi ad oggi: il tuo percorso da giovane video-maker?

Può sembrare presuntuoso ma io non ho mai fatto una scuola in realtà. Ho guardato solo tanti film. Il mio percorso educativo nasce alla facoltà di Economia a Bari. Mi sono iscritto anche se non era proprio quello che volevo fare, ma mi permetteva di dedicare del tempo anche al teatro, dato che non c’era l’obbligo di frequenza. Poi mi sono detto: “voglio provarci, il cinema è il mio sogno!”. Ho lasciato Economia e provato a fare una scuola Sperimentale di Cinema a Roma. Per 2 anni ho tentato di entrare e ce l’ho quasi fatta, sono arrivato per 2 volte tra i primi 30 superando la prima grande scrematura, ma non ho avuto accesso alla selezione finale. Diciamo che nonostante non sia riuscito ad entrare, è stata comunque una leva che mi ha permesso di fare altro. Avevo un progetto di vita che si chiamava cinema ma anche Laurea, perché ci tenevo a concludere la mia formazione personale: mi sono iscritto all’Università di Udine e in 2 anni e mezzo ho preso una Laurea in Scienze e Tecnologie Multimediali perché credevo e credo molto nelle sinergie che ci sono tra il cinema e web.

Qual è stata la prima volta che hai preso in mano la telecamera?

Quella che io considero la prima volta è stata quando ho creato il primo cortometraggio per la Scuola Sperimentale. Era il 2009. Quella è stata la prima volta che ho scritto nel montaggio: “regia di Andrea Martelli”.

Quali sono secondo te, le 3 regole per essere un buon video maker?

Essere ottimi osservatori, cercare di radunare in una sola figura quello che di solito fanno più persone e poi tanta passione.

Qual è il tuo kit di sopravvivenza? Per le riprese non esco mai senza…?

La reflex, la macchina fotografica e un cavalletto. E poi possibilmente un kit microfonico. Questo è il minimo con cui esco.

foto kit_martelli

Quando ti sei detto: “bravo Andrea!”

Ma in realtà non mi sono mai realmente detto bravo, perché essere bravo significa essere arrivato ad un buon punto e credo invece nel potersi migliorare sempre.

Mentre parlando di set, c’è stata una situazione scomoda o difficile che non hai saputo gestire bene?

Mi è capitato quando ho girato una web series che nasceva come progetto universitario, all’interno di un esame. Forse un po’ per inesperienza, abbiamo sforato di 5, 6 ore il piano di produzione della prima giornata di lavoro e abbiamo dovuto recuperare di notte. Ero distrutto. Da quell’episodio ho imparato che il rispetto della scaletta di produzione è molto importante. Il lavoro si chiama “Arrivederci Mr Coat”. Siamo arrivati in finale al Festival Nazionale delle Web Series a Roma. Poi siamo stati ospiti al festival IMMaginario a Perugia a fare la case history della serie.  E All’esame ho anche preso 30 e lode!

Riguardo invece all’attività Videomaker Superstar, ci puoi raccontare un aneddoto divertente legato al progetto o una cosa divertente che ti è successa?

E’ stato divertente perché c’è stata molta improvvisazione. Io avevo un’idea iniziale nella mia testa, ma mi sono dovuto basare su quello che ho trovato sul campo. Ci sono registi che sono molto bravi con le immagini e un po’ meno con gli attori. Io credo di cavarmela con le immagini ma soprattutto, avendo fatto anche l’attore, penso di riuscire a gestire bene anche le persone sul set. In quel caso, si trattava di persone che si trovavano li per la festa, che ho dovuto coinvolgere trasformandoli in personaggi. La cosa più divertente è stato coinvolgere la signora più anziana che era molto entusiasta, quasi incontenibile. Sono stato anche un buon persuasore, forse per la mia voce impostata o per il mio modo di pormi, sono riuscito a convincere una persona a fare l’intrusa. Quindi, insomma, la cosa che mi ha più divertito è stata il coinvolgimento della gente.

Meglio un video-maker oggi o un fotografo domani? E come sta cambiando la professione del video maker nel 2.0?

Il punto è che il cinema non è altro che una serie di fotogrammi messi assieme, quindi a prescindere da fotografo o video maker, io credo che le professioni si muovano assieme. Io sono un video-maker, ma anche un grande appassionato di fotografia. Fare il mio lavoro oggi penso sia molto più semplice rispetto a quando ha iniziato Nanni Moretti che doveva andare in giro e cercare di far vedere il suo cortometraggio, di promuoverlo al pubblico. Da una parte abbiamo a disposizione una vetrina con un pubblico potenzialmente infinito, d’altra parte però ci scontriamo con un abbassamento della qualità, perché oggi, nonostante io sia agli inizi, se penso ad esempio che ci sono festival cinematografici che riservano delle eccezioni ai film girati con l’iPhone, mi fa arrabbiare parecchio. E poi c’è YouTube, dove trovi un po’ di tutto: dal video-maker che decide di distribuire il suo cortometraggio, che magari è stato girato con finanziamenti pubblici da 15.000 €, ai vari tutorial che ti insegnano il fai da te. Probabilmente io non girerò mai in pellicola, oramai tutto ruota attorno al digitale… la direzione è quella… ma forse il problema è un altro: è vero che la qualità si abbassa, ma in qualche modo l’obiettivo è far arrivare il messaggio. Se il web può essere la fucina di artisti emergenti, l’auspicio è che poi riesca ad essere quella vetrina che permette ai talentuosi di andare avanti, che poi è quello che conta.

Per quanto riguarda i concorsi creativi, ce ne sono tanti, quanto sono importanti e cosa ne pensi di loro come mezzo per produrre idee commerciali?

Per me sono importantissimi. Sono un’ottima palestra, io ho cominciato con Zooppa, poi sono entrato in User Farm e ho vinto il mio primo contest. Per carità poi magari gioca anche la fortuna, ma da li poi ho fatto tanti lavori anche validi. Se non li vinci mai, possono anche demoralizzarti pesantemente. Sicuramente, però, quello che conta è trarre un insegnamento dai piccoli fallimenti e soprattutto, cercare sempre di partecipare a concorsi di serietà.

A volte la telecamera è vista come un occhio aperto sul mondo. Il tuo occhio dove o cosa guarda?

Per fare cinema, non ci si può limitare ad un solo genere. Si può trarre ispirazione da qualsiasi cosa, un fatto di cronaca, un libro, una fotografia sbiadita. In in questo momento traggo ispirazione dalla mente umana, il mio ultimo corto si basa su questo.

Frank Capra diceva che il cinema è uno dei tre linguaggi universali, gli altri due sono la matematica e la musica… Come vai in matematica? E in musica?

In matematica molto male! Infatti quando mi sono diplomato, ho giurato a me stesso che non avrei mai più preso in mano un testo di matematica. Poi invece mi sono iscritto a economia… Pensa che proprio matematica è stata la materia che mi ha fatto perdere la lode alla laurea! Per quanto riguarda la musica, mi piace tantissimo, ascolto un po’ tutto e sono amante della musica classica.

Qual è stato per te il miglior effetto speciale?

Io sono un romantico, perciò ti dico Truffaut e “l’effetto notte”.

Qual è il tuo regista o film preferito?

Non ho un solo regista preferito. Sono un patito di Woody Allen e tutti i suoi film. Come punto di riferimento mi piace molto il Clint Eastwood regista per esempio e poi è troppo semplice dire Scorzese… lui è perfetto nel raccontare le storie. A livello italiano mi piace Paolo Sorrentino, amo il suo modo di fare cinema.

Se tu dovessi regalare a un universitario o ad un post diplomato una palmarina, cosa gli diresti? Ti regalo questa perché…?

Un regista che regala una telecamera fa un regalo molto personale. E’ uno strumento della memoria, molto confidenziale. Gli direi: “il cinema è il modo più semplice per dare forma ai propri sogni e sfogo alla propria immaginazione e, farlo con una telecamerina, è davvero bello. Puoi creare una storia da solo e generare un prodotto da una tua idea!

Il linguaggio del video maker oggi è più un mezzo di discussione, di idee, una rappresentazione, pura estetica o industria?

Il linguaggio del video-maker oggi è una lotta per uscire della massa: bisogna proporre delle idee giuste che ti permettono di andare avanti. È discussione delle proprie idee.

La tua battuta preferita di un film?

“Dopodiche’ si fece molto tardi, dovevamo scappare tutt’e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla e io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete quella dove uno va da uno psichiatra e dice: “Dottore, mio fratello e’ pazzo. Crede di essere una gallina.” E il dottore gli dice: “Perche’ non lo interna?” E quello risponde: “E poi a me le uova chi me le fa?” Be’, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioe’ che sono assolutamente irrazionali e pazzi e assurdi e ma credo che continuino perche’ la maggior parte di noi ha bisogno di uova. »  W.Allen, Io e Annie

Stop! Bene per oggi può bastare!

La prossima convocazione, il 9 di dicembre, è quella di Andrea Bonfanti, preparatevi per gli effetti speciali… Buon riposo intanto e ripassate la parte!