22 gennaio 2014

E tu? Come immagini sarà il tuo posto di lavoro nel 2023?

Vi immaginate se tra dieci anni non esistessero più gli uffici tradizionali? E se non ci fosse più una gerarchia per la comunicazione? Se ci fossero posizioni lavorative autonome e indipendenti e il week end comprendesse anche il venerdì?

Oggi ci siamo imbattuti in un interessante articolo di Wired international, che parla di una possibile trasformazione del posto di lavoro. Tutto ruota attorno alla globalizzazione e in quel gigantesco mondo virtuale che rappresenta la rete.

Ma non si tratta di una trasformazione puramente fisica. Il mondo del lavoro si evolverà in “nuovi modi di lavorare”, con nuove regole di prestazione tra squadre globali in ambienti dinamici e incerti nei confini.

Ci sono cinque caratteristiche che definiscono il luogo di lavoro del 2023:

1. Unità e connessione tra soggetti: Marissa Mayer sostiene che è giusto essere un gruppo unito e avere accanto persone adatte al progetto che deve essere realizzato. E’ importante che queste persone siano tra loro ben collegate, che riescano a comunicare e scambiarsi idee con efficacia. Molte volte basta un semplice colloquio faccia a faccia per sbloccare la creatività necessaria a risolvere i problemi più difficili.

Marissa Mayer

2. Ogni azienda assomiglierà sempre di più a una start- up: l’ambiente lavorativo nel futuro funzionerà come una start-up, con strutture poco chiare di governo, tempi brevi e grandi aspettative. Questi tipi di organizzazioni dovranno essere gestite con la stessa combinazione di orientamento e flessibilità che un “angel” impiega in una start- up.

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3. Cultura: il posto di lavoro nel 2023 sarà multiculturale. Il successo deriverà dalla capacità dei leader di sfruttare tutto il potenziale proveniente da talenti diversi per formazione, cultura e usi e costumi.

MULTICULTURALITA

4. La comunicazione sarà disintermediata: fra 10 anni, nessuno comunicherà attraverso una gerarchia se non assolutamente necessario. Il messaggio al destinatario sarà destinato ad una diffusione totale verso tutti i livelli aziendali. Ci saranno moltissime tecnologie che permetteranno un’agevole diffusione della comunicazione in tutte le aree aziendali.

Il concetto di comunicazione gerarchica, verrà a poco a poco a mancare, e ciò consentirà ai dipendenti di avere conversazioni a qualsiasi livello dell’organizzazione.

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5. The power of Social Media: Nel 2023, i social media saranno incorporati nel tessuto della nostra vita privata e professionale. Non ci sarà più il problema di strutturare i social network in maniera adeguata all’ambiente di lavoro, perché la comunicazione sarà naturalmente sviluppata attraverso questi strumenti. Tuttavia, questo nuovo modo di comunicare non sarà di facile applicazione. Le organizzazioni avranno bisogno di capire come impostare i confini tra vita privata e lavorativa, e sviluppare nuove forme di collaborazione tra tutti.

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Forse un piccolo movimento in questa direzione si sta già realizzando: se diamo uno sguardo alle tendenze dalla società già guidate dai grandi manager come Marissa Mayer di Yahoo, ci sembra di vedere già un nuovo cambiamento al più tradizionale metodo di lavoro e ai luoghi dove trascorriamo gran parte nel nostro tempo a produrre risultati lavorativi concreti.

Innanzi tutto si sta sviluppando una certa dinamicità: oggi, entriamo sempre di più in un concetto di Smart Working. Il posto di lavoro non è più fisso come una volta ma è diventato mobile. La tecnologia e le nuove forme di comunicazione stanno eliminando sempre di più le barriere spazio-temporali. Possiamo lavorare in qualsiasi luogo e orario, grazie alla connettività degli ultimi strumenti hi-tech.  In  linea generale, ciò dovrebbe determinare un uso più efficiente e flessibile della forza lavoro, una riduzione nei consumi di energia e dei costi di affitto degli uffici, e un incremento nella produttività.

Il luogo di lavoro, inoltre, si trasformerà sempre di più in spazio conviviale, in luogo di incontro. Proprio la tendenza all’eliminazione delle barriere di tempo e di spazio, di cui parlavamo poco fa, porterà sempre di più a staccarsi dal concetto del “vado al lavoro” e sostituirlo con il concetto del “mi connetto al lavoro”. Dal momento che, i computer portatili e i tablet abbinati al Web 2.0, sono già in grado di essere il vero e proprio ufficio, nel futuro il posto di lavoro non sarà più il luogo in cui lavorare ma quello in cui incontrare, da un lato, colleghi e superiori, e dall’altro, soci e clienti. Si tratta di un fenomeno già visibile in alcune aziende che hanno abolito le pareti dei singoli uffici e creato ampi open spaces e sale riunioni. Ad esempio Unilever, sta riducendo sempre di più gli spazi fisici con l’obiettivo di aver il 30% dei “ruoli senza luogo” entro il 2015.

Sembra quindi che i luoghi di lavoro diventeranno una sorta di “hub”, in cui al centro risiederà una fitta rete di relazioni con un’ampia gamma di soggetti interni ed esterni (produttori, fornitori, clienti, soci e anche concorrenti), tutti egualmente importanti per rimanere competitivi nel mercato.

L’ambiente di lavoro vedrà poi una riduzione degli aspetti conflittuali e convergerà in ambiente collaborativo. L’interazione virtuale, ci consentirà di portare in uno stesso luogo soggetti provenienti da mondi e contesti diversi, con diverse mansioni e diversi background, magari di culture opposte e dagli usi e costumi differenti, da cui si potrà imparare e ampliare le nostre vedute. Avremo interazioni sempre più orizzontali.

Dipendenti e dirigenti saranno “più vicini” nel nuovo ambiente di lavoro virtuale. Il rapporto sarà di “comunità”, aperto e orizzontale, non più bi-direzionale e i termini “anzianità” e “qualifica” giocheranno un ruolo secondario.

Questa trasformazione, però, non avverrà tutto in una volta e non vedremo un cambiamento catastrofico in un nuovo modello. Questo perché, come tutti i sistemi umani, anche quello lavorativo del futuro avrà un’evoluzione lenta e per fasi che comporterà un adattamento graduale, senza determinare travolgimenti repentini e dannosi.

Tuttavia, riconoscere tale tendenza in atto è necessario per prepararsi al futuro del lavoro che, per certi aspetti, sta già cominciando ad affondare la base delle sue radici nel presente!

Voi cosa ne pensate?