23 aprile 2014

Il Teatro dell’ extra-ordinario: Massimiliano Speziani

*Premessa

Sisal, che ha creduto e crede nell’arte come strumento di socializzazione e crescita umana, sostiene il Chiostro Nina Vinchi e le attività che vi si svolgono, coinvolgendo anche i dipendenti con una selezione di spettacoli dall’intera stagione teatrale del prestigioso teatro milanese.

*Foyer

Ore 19.30 si entra nella magica cornice del chiostro rinascimentale di via Ravello 2 a Milano, saluti e sorrisi tra colleghi. Una sedia al centro di un palchetto che traghetterà gli spettatori dal mondo dell’ordinario al mondo dell’extra-ordinario. Una volta Andrea Zaru presenta la Poesia di Natale in casa Cupiello, un’altra Anna Piletti introduce l’ultimo lavoro del Maestro Ronconi, Pornografia, tratto dal testo del 1960 di Gombrowicz che esplora con ironia e lucidità le dinamiche misteriose del desiderio e del sentimento.

Oggi è il momento di “Volo nove zero tre. Emil Zàtopek: Il viaggio di un atleta”. L’omaggio a un atleta che con il numero 903 vince tre medaglie d’oro e consegue tre record del mondo nelle differenti discipline dei 5000 mt, 10000 mt e della maratona ai Giochi Olimpici di Helsinki del 1952. Ma soprattutto un uomo che corre nella vita. Corre attraverso la storia del suo Paese, la Cecoslovacchia, e non sfugge a nulla: al regime, alla primavera di Praga, al suo declino e che sorride sempre, anche quando il regime lo confina in Siberia. Quando poi, rimpatriato, si ritrova a fare il netturbino e tutti escono dalle case per vederlo, lui corre, corre ancora… dietro il camion della spazzatura. Regia di Massimiliano Speziani, testo di Maddalena Mazzocut-Mis, con Stefano Annoni e Daniele Gaggianesi.

Un breve rinfresco in attesa del “play”, dell’inizio, del gioco, della recitazione…

*Si apre il sipario

Massimiliano Speziani, il regista dello spettacolo, accompagnerà Storyboard in questo suggestivo viaggio.

Se vuoi vincere corri i 100. Se vuoi vivere corri la maratona”(Emil Zàtopek)

S: Questa frase mette in evidenza la sfida contro i vari sé perché siamo talmente immersi nella freneticità che si fà poco i conti con noi stessi. La maratona, rappresenta, quindi, una condizione privilegiata anche se molto faticosa. La corsa dei 100mt. invece ti mette nelle condizioni di dare sempre un occhio a chi ti sta a fianco. Lo spettacolo mette in evidenza proprio questa sorta di sospensione.

Quali sono i punti in comune tra il Teatro e lo Sport?

S: Anche io sono partito da questa domanda e mi verrebbe da dire che non ce ne sono. Invece, fin dall’antichità, il Teatro e lo Sport sono manifestazioni che hanno sempre fatto parte della comunità umana. Quello che il Teatro crea, a differenza dello sport, è una relazione tra attore e spettatore. Nello sport lo spettatore si “scalda” per la fatica e la sconfitta dell’atleta. Bertolt Brecht, un grande drammaturgo del passato, partendo da una storia di pugili, ha paragonato l’attore all’atleta del cuore, l’atleta del muscolo e dello sforzo mentale. Nello spettacolo questi elementi sono ben visibili perché gli attori usano molto il loro corpo.

*Intervallo

Analisi degli elementi registici dello spettacolo 

S: Siamo partiti da un materiale molto ricco di informazioni e molto narrativo. La storia dei netturbini era uno dei nodi più centrali. I sacchi dell’immondizia sono stati uno dei primi elementi per la costruzione dello spettacolo, così come le tute: da corridore e da operaio. E poi l’emiciclo, gli attori si suddividono i ruoli in un contesto onirico e il racconto non è consequenziale. La pista rappresenta la circolarità della vita di Zàtopek, tra i successi nello sport e la diversità dei lavori intrapresi.

E poi il pubblico. Durante lo spettacolo gli spettatori non assistono ma sono un elemento compresente, reale a cui gli attori si rivolgono.

Del resto viviamo tutti su una sfera.

*Finale

Come dare voce all’Arte dal vivo in questo periodo di forte connessione con la tecnologia?

S: Credo che questo sia un momento di riavvicinamento al Teatro. Viviamo immersi nella comunicazione, siamo talmente informati che a volte ci perdiamo. Abbiamo l’ansia della continua connessione. Il Teatro permette, invece, di fare silenzio e di riappropriarsi di una relazione vera e non virtuale. Far conoscere una storia è sempre importante ma non basta metterla in scena, bisogna pensare al come metterla in scena. Il regista si deve assumere la responsabilità, quindi, di proporre un punto di vista e suggerire una riflessione.

Penso che il pubblico sia affamato di incontri e relazioni, l’unico problema sono gli spazi, non solo fisici ma anche di visibilità.

Il Teatro ha bisogno di spazi intimi e popolari.

Chiuso il sipario piano piano la sala si svuota, i commenti sullo spettacolo sono entusiasmanti, la curiosità è stata soddisfatta e la relazione intima ma aperta è avvenuta.

Il prossimo appuntamento di “A Teatro con Sisal” sarà “La voce umana / Il bell’indifferente” di Jean Cocteau, traduzione René de Ceccatty, regia Benoit Jacquot con Adriana Asti.

Per soddisfare ancora quel richiamo sotterraneo di magia che ha a che fare con un’extra-ordinarietà.