27 agosto 2014

Bitcoin – sette domande sulla moneta del futuro

bitcoinaccepted

“L’invenzione è l’atto creativo attraverso cui un’idea assume la forma di un oggetto reale, l’innovazione vi aggiunge il carattere sociale, dovuto alla sua diffusione nella società sotto forma di prodotto.”

Marc Augé

SisalPay, il brand dedicato ai servizi di pagamento del Gruppo Sisal, da sempre basa la propria strategia di crescita sull’innovazione e sullo sviluppo tecnologico, finalizzato a semplificare e rendere più piacevole la vita degli italiani.

Grazie ai costanti investimenti in infrastrutture tecnologiche SisalPay offre la possibilità di gestire i pagamenti quotidiani anche attraverso la piattaforma digitale  sisalpay.it, attiva 7 giorni su 7 e  con il beneficio di servizi aggiuntivi, quali la pianificazione delle scadenze e l’archivio elettronico delle ricevute.

Questo nuovo canale va ad affiancarsi alla più tradizionale rete SisalPay, che conta ad oggi oltre 40 mila punti di pagamento tra bar, edicole e tabacchi con dodici milioni di consumatori serviti per circa duecento milioni di transazioni l’anno.

“Gli ingredienti del successo di SisalPay – afferma Maurizio Santacroce, direttore della Business Unit Payments and Services di Sisal – sono l’ascolto e l’analisi dei bisogni dei consumatori e del mercato, il coraggio di cambiare e di saper cogliere le opportunità, puntando su un continuo allargamento dell’offerta e sulla diversificazione, ed il proporre il servizio in un modo sempre nuovo grazie al valore aggiunto che i giovani talenti che lavorano sul brand sono in grado di portare.”

La capacità di analizzare il mercato ed il coraggio di anticipare i cambiamenti nelle abitudini di consumo sono, dunque, per SisalPay la chiave per poter rispondere al meglio alle sempre nuove esigenze dei consumatori, raggiungendo obiettivi sempre nuovi e sfidanti, come il compimento nel 2014 del progetto, che consentirà di fruire dei servizi SisalPay, utilizzando moneta elettronica.

Questo il presente e il futuro prossimo del sistema di pagamenti più rapido ed efficace presente sul mercato, ma cosa ci prospetta il futuro? Cosa vuol dire nel concreto analizzare il mercato per intercettare i bisogni dei consumatori? Nello specifico, vuol dire monitorare continuamente le opportunità che il mercato offre, comprenderne le dinamiche e cogliere le opportunità una volta verificati i pro e i contro.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di Bitcoin come sistema di pagamento del futuro, una sorta di “denaro contante” virtuale.  Gli appassionati della nuova moneta si definiscono una comunità di pagamento peer-to-peer, che effettua gli scambi commerciali direttamente da persona a persona.

Ma cosa sono i Bitcoin? Esiste la possibilità concreta che si affianchino alle nostre banconote, alle nostre monete, alle nostre carte di credito e debito? È quello che ci piacerebbe scoprire oggi approfittando del nostro appuntamento con Andrea Lodi, praticante avvocato abilitato al patrocinio del Foro di Bergamo, specializzato in professioni legali presso l’Università degli studi di Milano e studioso del fenomeno dei Bitcoin.

Abbiamo raggiunto Andrea via Skype per fare quattro chiacchiere su questo argomento, chiarire qualche dubbio e delineare meglio il panorama relativo a questa nuova modalità di pagamento, della quale ci capita sempre più spesso di leggere. E chissà, forse un giorno di utilizzare per i nostri acquisti quotidiani.

Ciao Andrea e benvenuto su Storyboard. La domanda d’apertura, come potrai immaginare, è molto semplice: cosa intendiamo quando parliamo di Bitcoin?

I Bitcoin sono un sistema di pagamento (nelle intenzioni, una moneta) creato nel 2009 da qualcuno che si presentava con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. La particolarità di questo sistema è che è del tutto scollegato sia da un’autorità centrale, sia essa una banca centrale o uno Stato sovrano, sia da istituti di credito, sia, ed è quello che forse suscita la maggiore perplessità in chi ne sente parlare per la prima volta, da qualsiasi tipo di controvalore [1], sia esso una riserva aurea, titoli del debito di Stato o depositi di contante sui conti di una banca.

Perché al momento il bitcoin è considerato una moneta solo nelle intenzioni?

Per come è strutturato il sistema monetario moderno, è difficile pensare ad una valuta del tutto slegata dal potere di uno stato sovrano. Da molti secoli il “battere moneta” è una prerogativa esclusiva del sovrano: non a caso per riferirsi al profitto che si ricava dall’emissione di moneta si usa il termine “signoraggio” [2].

Ma in sostanza come funziona allora? Chi è che emette i Bitcoin?

E’ proprio questa la particolarità: non esiste nessun soggetto centrale con il compito di emettere Bitcoin. Qualsiasi utente della rete può scaricare un apposito software e dedicarsi al “mining [3], cioè all’attività di estrazione dei Bitcoin. Senza scendere troppo nei dettagli tecnici, questi programmi si occupano di analizzare le transazioni in Bitcoin che avvengono in ogni momento sulla rete, applicando dei complicati procedimenti crittografici, i quali richiedono una notevole potenza di calcolo. Le transazioni analizzate vengono immagazzinate in un registro centrale, definito “blockchain”[4], perché appunto organizzato in blocchi. Ogni volta che un “miner” riesce a codificare per primo un blocco, ottiene un nuovo Bitcoin, che viene automaticamente creato dall’infrastruttura e così aggiunto al numero di Bitcoin già in circolazione. Il miner guadagna un premio: così tutti sono incentivati a prestare alla rete la propria potenza di calcolo, al fine di essere i primi ad accaparrarsi il prossimo Bitcoin. Capitalismo elettronico.

Se è tutto elettronico e “fatto in casa”, cosa impedisce un’inflazione [5] incontrollata dei Bitcoin in circolazione, anche in seguito a falsificazioni?

Non voglio dire che falsificare un Bitcoin sia impossibile, ma è sicuramente molto difficile e raramente è conveniente. Come dicevo, c’è in gioco una notevole potenza di calcolo crittografico nella produzione di Bitcoin. Per falsificarne uno servirebbe, essenzialmente, una potenza di calcolo maggiore rispetto a quella impiegata dal resto della rete che continua incessantemente ad analizzare transazioni e a produrre nuovi Bitcoin. Chi investe in macchinari dotati di questa potenza avrà molta più convenienza a mettersi all’opera con il mining per ottenere nuovi Bitcoin in modo perfettamente regolare! Per quanto riguarda l’inflazione, invece, è la stessa architettura Bitcoin [6] che la previene, aumentando in modo automatico la potenza di calcolo richiesta per la produzione man mano che il numero di Bitcoin in circolazione aumenta. In questo modo, per quanto l’hardware diventi più potente e per quanto nuovi miner si aggiungano alla rete, la quantità di Bitcoin prodotti rimane sempre costante, anzi, diminuisce leggermente.

Un sistema sofisticato quindi, ma quali sono i vantaggi per l’utente finale?

I vantaggi derivati dall’uso dei Bitcoin sono molteplici. Innanzitutto, è chiaro da quanto detto sin qui che ognuno ha la possibilità di ottenere un reddito da signoraggio (vendendo i Bitcoin che ha prodotto), semplicemente investendo in hardware abbastanza potente e buttandosi nel mining. Reddito che può non essere indifferente: un singolo Bitcoin è arrivato a valere oltre mille dollari alla fine del 2013, mentre attualmente vale tra i 500 ed i 600 dollari. In secondo luogo, la decentralizzazione consente un totale anonimato (con i dovuti accorgimenti) nei pagamenti e prescinde del tutto dall’intermediazione degli istituti di credito e delle commissioni applicate. Ancora: un bonifico bancario può impiegare uno o due giorni per essere completato, di più se c’è di mezzo il fine settimana. Una transazione in Bitcoin invece, richiede mediamente poco più di un’ora, anche all’una di notte di domenica, anche per mandare dei fondi da Milano a Shanghai. Non parliamo poi della possibilità di speculare sulle fluttuazioni di valore del Bitcoin: chi ha comprato cento Bitcoin nel 2012 ha pagato circa 500 dollari. Se ha venduto tutto a fine 2013 ne ha guadagnati… circa centomila.

Solo lati positivi?

C’è sempre l’altra faccia della medaglia. Innanzitutto l’anonimato potrebbe favorire comportamenti illegali. I danni potrebbero riversarsi anche sulla comunità, che potrebbe vedere crescere l’evasione fiscale e l’utilizzo da parte delle mafie. Ma anche per i singoli cittadini, che potrebbero pagare per poi vedere il venditore scomparire. Se la stessa cosa vi succede dopo aver pagato con carta di credito o Paypal riuscirete a recuperare tutto quello che avete pagato, o quasi. Ma un pagamento in Bitcoin è irreversibile, e se vi è ignota l’identità della controparte, le vostre monete virtuali sono probabilmente perdute per sempre. Inoltre vi è una forte incertezza sulla qualificazione giuridica dei Bitcoin, dovuta al fatto che è uno strumento nuovo, difficilmente analizzabile secondo le vecchie categorie legali. Nel frattempo quindi, potrebbe anche essere difficile ottenere tutela giudiziaria in caso di controversie che abbiano a che fare con lo scambio di Bitcoin. Infine è evidente che le fluttuazioni del prezzo possono essere vantaggiose, ma anche svantaggiose: chi, inebriato dall’impennata di valore di fine 2013, abbia investito tutti i propri risparmi in Bitcoin ha visto metà della propria fortuna sciogliersi come neve al sole, visto che il prezzo di mercato è attualmente dimezzato.

Non sono problemi da poco: c’è da fidarsi quindi?

Credo si debba avere fiducia, ma credo lo si debba fare con la cautela dovuta alla novità del mezzo. Il mercato sta dando ai Bitcoin una possibilità: molti esercizi commerciali di primo piano, soprattutto negli Stati Uniti, stanno iniziando ad accettare pagamenti in Bitcoin per i propri beni e servizi, mentre anche in Italia, a Roma, è stato da poco installato il primo “Bancomat” per Bitcoin. La tecnologia è solida, l’esperimento sociale molto interessante e forse stiamo assistendo alla nascita del futuro sistema di pagamenti, ma è sicuramente molto presto per poterlo affermare. Per ora bisogna osservare, attendere che il Legislatore e le Corti diano le prime risposte e, magari, provare ad investire pochi euro per comprare una frazione di Bitcoin. Se ci avessimo pensato 2 anni fa…


GLOSSARIO
 

[1] Controvalore: qui inteso nel senso di bene o rapporto che consenta di attribuire un valore  preciso e predeterminato ad un Bitcoin.

[2] Reddito da signoraggio: è il guadagno che si può ottenere dalla produzione di moneta, dato, essenzialmente, dalla differenza tra il costo di produzione della moneta stessa ed il prezzo al quale questa viene venduta o scambiata.

[3] Mining:attività con la quale si producono nuovi Bitcoin. Consiste nel mantenere in esecuzione dei programmi che sfruttano hardware più o meno specializzato per risolvere calcoli di natura crittografica finalizzati al funzionamento dell’intera rete Bitcoin.

[4] Blockchain: è una sorta di “registro” in cui sono memorizzati tutti i Bitcoin e tutte le transazioni in Bitcoin effettuate in ogni tempo. Non è memorizzata su un server centrale: ogni utente ne conserva una copia integrale, con il software per mezzo del quale opera sulla rete Bitcoin.

[5] Inflazione: è il fenomeno economico consistente in un aumento generalizzato dei prezzi, che corrisponde ad una diminuzione del potere d’acquisto (e quindi al “valore”) del denaro. Potrebbe essere determinata da una produzione incontrollata di Bitcoin.

[6] Architettura Bitcoin: è il codice informatico che regola ogni aspetto della rete Bitcoin, dalla produzione di nuove monete, ai pagamenti, alla gestione dei propri “portafogli elettronici”.