22 gennaio 2015

Leadership e gender diversity. Le donne verso il cambiamento.

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Cos’è la leadership al femminile e quale valore può apportare al mondo del lavoro?
Sisal, all’interno del più ampio progetto WiSe, ha affrontato questo tema in un percorso che ha visto protagoniste 17 dipendenti, coinvolte in un processo di sviluppo di leadership individuale coerente con le proprie inclinazioni e i propri valori.
Inizialmente ci si è soffermati sulla differenza di genere, ritenendo opportuno partire dalle peculiarità femminili per individuare quegli elementi differenzianti che creano valore anche in azienda.

Abbiamo incontrato Delia Duccoli e Irene Bursese, di Inovia Network – Owner, consulenti specializzate in risorse umane, che hanno accompagnato Sisal in questo percorso.

Delia Duccoli

Delia Duccoli per Storyboard

Irene Bursese

Irene Bursese per Storyboard

 

 

Abbiamo approfondito i temi trattati durante il percorso con loro e chiesto ad alcune delle dipendenti che hanno partecipato, il loro punto di vista, per comprendere gli spunti che hanno colto e in che modo questi temi potranno aiutarle nel loro lavoro.

Perché è così importante parlare di leadership al femminile?
Perché le donne hanno la possibilità di portare all’interno del mondo del lavoro delle competenze di genere, peculiarmente femminili, che possono arricchire in maniera complementare quelle maschili. In particolare le donne riescono ad offrire un importante contributo sia in termini di gestione delle persone e delle risorse che di risultati.

Quali sono le principali difficoltà che una donna può riscontrare nell’affermare la propria leadership?
Le difficoltà possono essere sia interne che esterne. Da una parte ci sono i famosi stereotipi: riuscire ad entrare in un sistema che non è tagliato a misura delle donne. Ancora oggi, infatti, il modello vincente in azienda è quello storicamente creato per uomini e abitato da uomini, che premia la presenza e il dedicarsi quasi unicamente al lavoro.
Dall’altro vi è la tendenza di molte donne ad autoescludersi e a vedersi diverse, proprio a causa di questo modello predominante. Troppo spesso, invece di dare valore alla loro diversità, le donne la vivono come una carenza e come una difficoltà. Sono così portate a tirarsi fuori e a sentire una mancanza di self confidence e, a volte, anche di opportunità.

Che valore aggiunto può apportare ad un’azienda lo sviluppo di una leadership personale tra le collaboratrici?
Innanzitutto dare valore a chi è già  in azienda; soprattutto in tempi come questi, di scarsità di risorse, tutte quelle che ci sono devono essere valorizzate.

risorse-umane
Con l’affermarsi delle leadership al femminile si aprono possibilità di guidare le persone e di raggiungere risultati in modi diversi, che finora magari non sono stati indagati. Così si creano opportunità anche per l’azienda.
Questo ci porta anche al tema della leadership generativa, tendenza che dà valore al singolo, alla diversità e alla cooperazione, caratteristiche che sono proprie dell’universo femminile.

In cosa si differenzia principalmente la leadership al femminile da quella maschile?
Quella maschile è nell’immaginario comune basata sulla forza e sulla selettività, più orientata alla definizione dei ruoli e delle gerarchie. Invece in quella femminile può emergere in maniera più importante l’inclusività, il supporto, l’essere influenti piuttosto che applicare modalità di potere, l’essere integrativi più che selettivi. Tende quindi a prevalere un sistema di cura, di protezione, di sviluppo.

Che cos’è la self leadership e su cosa bisogna puntare per costruirla?
E’ la capacità di riconoscere il proprio valore, accettarsi per le proprie capacità e risorse, comprendere le proprie parti più fragili e integrarle. Una volta attuato questo riconoscimento divento consapevole della mia identità e imparo a gestire la mia intelligenza emotiva, ad auto motivarmi, ad avere degli obiettivi, a sentire di avere delle possibilità.
Per costruire la self leadership c’è bisogno di avere degli strumenti che portino a riflettere su se stessi. Questo vale per gli uomini ma in modo molto maggiore per le donne, per la loro tendenza a voler soddisfare le esigenze degli altri, a supportare e ad essere portate a dimenticarsi di loro stesse, della loro leadership interna e della chiarezza di obiettivi.
Gli strumenti che possono aiutare ad affermare la self leadership sono i percorsi di formazione e il coaching, ma è necessario soprattutto lavorare a livello personale sviluppando una motivazione a farlo.

Angela Guida, Trade Marketing Specialist della Business Unit Lottery, ha dichiarato ad esempio che il corso di leadership al femminile è partito da un’analisi interiore molto intensa che mi ha portato ad una diversa consapevolezza del mio ruolo. Sicuramente rappresenta un importantissimo passo per consolidare le mie attitudini personali e professionali.

Dello stesso avviso Letizia Genni, Account Manager Digital Games and Services, per lei il percorso sulla leadership al femminile è stato un’esperienza che ha dato molti spunti su cui riflettere, sia nell’ambito professionale che in quello personale. Ha dato l’opportunità di guardarsi dentro e di fare una profonda autoanalisi come persone e in particolare come donne. E’ stato interessante scoprire gli archetipi femminili che si attivano in ogni donna facendoci scoprire la grande ricchezza che abbiamo e che possiamo mettere a disposizione in tutti gli ambiti. Non abbiamo limiti, non abbiamo difetti, non siamo “sclerate”, ma abbiamo semplicemente delle ombre che possiamo trasformare in ulteriori risorse. Mi sono portata a casa un prezioso bagaglio di conoscenze e spunti sui quali avrò molto da lavorare e da imparare!
Secondo Letizia questo tipo di formazione sarà molto utile per sviluppare le mie qualità di leader e diventare innanzitutto leader di me stessa per migliorare il mio operato anche nel team di lavoro. Credo sia importante mettere a fuoco, prima di tutto in se stessi, i valori che ci supportano, gli obiettivi e le caratteristiche peculiari personali. Questo mi premetterà di sfruttare meglio le mie potenzialità e applicarle in situazioni specifiche. Nel team e nei rapporti coi colleghi mi è stata subito di aiuto l’applicazione delle tecniche di analisi transazionale e dell’assertività: vedo già la differenza rispetto al passato! Questo mi sta aiutando a formare una personalità professionale più strutturata e sicura dei miei mezzi.

Un momento del workshop in Sisal

Un momento del workshop in Sisal

Una volta raggiunti consapevolezza, autostima e desiderio di affermarsi come leader, si può ricorrere a tutti gli aiuti disponibili: studio, confronto tra donne, attività formative e di discussione. Sarebbe importante poi intraprendere questo percorso con altre donne, non considerarlo una questione personale ma come un tema di genere, qualcosa per cui le altre ti possono aiutare.
Rosa Scornaienghi, Innovation Specialist, ha affermato infatti: nel mio lavoro saper essere leader è importante, perché si tratta di gestire progetti complessi e fare in modo che la macchina funzioni. Trattandosi di una macchina con a bordo tantissime persone, farsi seguire diventa fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi progetto. Per lei il percorso sulla leadership al femminile ha evidenziato un tema rilevante: prima di essere leader per qualcun altro, è importante imparare a capire chi e che cosa si è veramente, passando per un processo personale di conoscenza e accettazione. Sebbene questo sia un cammino “solitario”, il sostegno del gruppo può essere fondamentale, per contestualizzare e affrontare razionalmente alcuni passaggi critici del femminile nel mondo del lavoro e fuori dall’ufficio.

Le donne sono bravissime, per esempio, a creare reti di relazione all’interno delle scuole frequentate dai loro figli: con le altre mamme e con le educatrici e gli educatori. Se invece devono cercare un nuovo lavoro hanno difficoltà ad individuare chi conoscono e dove andare. Quindi la capacità c’è, ma mentre nella sfera “privata” si ha un ruolo socialmente riconosciuto, quindi ci si sente autorizzate a farlo, in quella “pubblica” non ci si sente capaci. Invece gli uomini sono assolutamente più bravi, anche perché hanno meno difficoltà a lavorare in maniera opportunistica, nel senso di crearsi nuove opportunità.

Quanto la gestione delle emozioni è determinante nel raggiungimento di una leadership femminile?
L’intelligenza emotiva è quella che socialmente e storicamente la donna sviluppa di più, ma con le emozioni si parla di rischio opportunità perché più la donna è a contatto con le proprie emozioni più dovrebbe essere facilitata nel comprendere gli altri, nel guidarli e sintonizzarli verso obiettivi comuni. In realtà spesso, in un terreno che la donna non considera “di comfort”, finisce per far esplodere le emozioni e non riuscire a gestirle.
Quindi se da una parte le donne hanno delle possibilità in più di utilizzare le proprie emozioni, dall’altra vengono penalizzate, avendo difficoltà nel gestirle.

Le donne e il potere…
Un altro tema interessante è quello del rapporto spinoso delle donne con il potere, perché se parliamo di leadership in azienda esiste anche il tema del confronto con le gerarchie.
Se ci guardiamo intorno, anche nei film e nelle serie televisive di successo, qual è la posizione della donna con il potere? Essere la donna dell’uomo di potere. Quindi affiancarsi, innamorarsi, collaborare con l’uomo di potere. Mentre se parliamo di gestione diretta del potere, la donna o rientra in alcuni stereotipi maschili oppure rifiuta di parlarne.

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Andrebbe quindi riscritto il rapporto della donna con il potere: troppo spesso la donna è stata nella storia dell’umanità “figlia di, moglie di, compagna di o collaboratrice di”. In questo i media potrebbero aiutare l’universo femminile a creare altre dimensioni…

Non soltanto soft skills….
Negli Usa si sta affermando tra gli studiosi di leadership al femminile la teoria che oltre ad occuparsi di assertività ed emozione bisogna considerare l’apporto che la donna può dare al business. Perché per fare carriera in azienda serve essere assertive, capaci di avere un buon rapporto con se stesse e col potere ma anche essere donne di business, che si calano e mettono le mani nei bilanci e nelle attività concrete. Questa è una cosa fondamentale ma di cui non si parla. All’azienda che guarda i numeri interessano quelle persone che sono in grado di portare risultati. In questo contesto diventa sicuramente una direttrice di sviluppo della leadership la capacità della donna di raggiungere risultati economici, quindi di essere interessata anche al business e non solo a ruoli gregari. Un esempio di donna che è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi professionali è l’astronauta Samantha Cristoforetti. Lei, oltre ad essere una donna, è una scienziata che ha studiato e lavorato duramente per realizzare il suo sogno. Nelle aziende servono delle competenze hard di business, è questo genere di approccio che ti porta a fare o non fare carriera.

Luciana Tarantino, Product Manager del SuperEnalotto ha voluto sottolineare in relazione al percorso a cui ha partecipato come “la cosa senz’altro più interessante sia stato ricevere e approfondire con le coach gli strumenti per leggere e interpretare al meglio noi stesse e il mondo che ci circonda, sia a livello personale che a livello lavorativo. Dopo aver studiato la teoria degli archetipi femminili o quella degli stati dell’io, mi capita sempre più spesso di fermarmi a pensare “chi sta prevalendo adesso in me?” oppure “che tipo di relazione sto instaurando in questo momento?”
Questo percorso la aiuterà nel suo lavoro “Tantissimo. Essere Leader vuol dire tante cose. Solo per citarne alcune: comunicare in maniera assertiva, saper gestire l’ansia, avere buone capacità negoziali, avere consapevolezza di sé… Fatemi un esempio di un lavoro in cui non serva almeno una di queste cose? La vera sfida sarà poi trovare pian piano il proprio stile di leadership personale.

Auguriamo a tutte di riuscire ad applicare al meglio queste qualità!