9 febbraio 2015

Le “bufale” corrono su internet e sui social: whatsapp a pagamento… vi dice niente?

di: Lorenzo Montali
Associato psicologia sociale al Dipartimento di psicologia Università degli Studi di Milano-Bicocca
Lorenzo Montali

Nel primo post sulle leggende tecnologiche abbiamo identificato tre gruppi di racconti: quelli che prendono di mira una tecnologia, quelli che si diffondono anche attraverso un apparato tecnologico e quelli che nascono direttamente in un ambiente tecnologico.
Oggi ci occuperemo del secondo e del terzo gruppo.

Quando pensiamo al rapporto tra tecnologie e leggende dobbiamo considerare che per diversi decenni queste storie si sono diffuse quasi solo attraverso il passaparola; questa modalità di diffusione orale è

Raccontare storie

Raccontare storie, photo http://nuovistilidivita.corrieredelveneto.corriere.it/

particolarmente efficace perché consente a chi racconta di modificare la narrazione in maniera tale da renderla più interessante per l’ascoltatore (cambiare aspetti particolari del racconto, accentuare alcuni elementi e renderne meno rilevanti altri) e dall’altra parte costituisce un elemento che rafforza la credibilità del racconto, in quanto il passaparola avviene tra persone socialmente vicine e che sono quindi poco inclini a dubitare di ciò che ascoltano.
Lo sviluppo della tecnologia – i fax prima, le mail e internet poi – ha offerto nuovi canali alla diffusione di questi racconti, contribuendo alla trasformazione di questo genere folklorico da un fenomeno prevalentemente di natura locale a uno di tipo globale. Data l’enorme varietà di racconti, è impossibile offrirne un quadro completo. Ci limiteremo quindi a mostrare tre esempi, che sono rappresentativi di altrettante tipologie molto diffuse.

Il primo è la celebre leggenda degli amanti incastrati, una delle leggende più antiche che si conoscono, tanto che ne sono state trovate addirittura delle versioni medievali.
Oltre che antica è una leggenda diffusissima: circola in tutta Europa, ma anche negli Stati Uniti dove di solito l’incastro avviene quando il rapporto è consumato nello spazio angusto di una macchina, e in Africa, come conseguenza di un incantesimo praticato da un marito sospettoso.

Nella versione più comica della storia, o drammatica a seconda dei punti di vista, il medico che presta soccorso alla coppia è proprio il coniuge tradito, che così si rende finalmente conto di quello che tutti in paese già sapevano. E sì, perché per quanto i nomi dei protagonisti e i luoghi in cui è ambientata la storia cambino, a rimanere incastrati sono sempre due amanti clandestini. Risulta così chiaro il significato profondo della storia, che ne spiega il successo secolare: la natura interviene per colpire chi ha osato trasgredire una norma sociale, quella della fedeltà coniugale, che è tanto rigorosa quanto, nella realtà, spesso violata.

Vero o falso

Photo, http://ilquotidianoinclasse.quotidiano.net/

Un secondo esempio di leggenda che circola oggi anche attraverso una tecnologia è quello dei furti di organo, come nella storia del marito che, innervosito dal protrarsi dell’attesa della moglie che è entrata in un negozio gestito da cinesi la va a cercare ma si sente dire dal proprietario che non ha visto nessuno. Chiama allora i carabinieri che si recano sul posto e perquisiscono i sotterranei del negozio. Dove trovano la signora ed altre persone legate ed imbavagliate, vicine a una camera operatoria nella quale alle povere vittime sarebbero state espiantati gli organi. Protagonista della vicenda, in molte delle versioni che circolano, è un’anonima coppia. A variare sono invece i proprietari del negozio, che una volta sono una famiglia ebrea, altre volte degli arabi e in questa versione dei cinesi.
In questo modo la leggenda diventa una sorta di sensore, che ci consente di capire, e anche di interrogarci, sui cambiamenti sociali.
Ci consente di osservare quali sono i nuovi gruppi-bersaglio, quelli che fino a pochi anni fa non suscitavano timori e che invece ora, improvvisamente, sono diventati minacciosi.

Un terzo esempio è costituito dalla storia secondo cui mischiare Coca-Cola e aspirina genera un effetto di sballo simile a quello di una droga.
Tanto più un oggetto è misterioso, infatti, tanto più numerose sono le leggende che lo riguardano. Nel caso specifico, poi, il mistero si lega spesso anche al proibito anche se in realtà l’unico effetto che si può ottenere dal mix è quello di stare meglio al mattino se si ha bevuto molto la sera precedente: la Coca-Cola reidrata e l’aspirina aiuta a far passare il mal di testa.

Chiudiamo infine con alcune storie che sono proprio nate in un ambiente tecnologico. Anche in questo caso ci limiteremo a tre esempi, rappresentativi di un numero molto più ampio di racconti. Il primo è la storia secondo cui dietro l’app Talkin Angela si nasconderebbe un pedofilo, che la gestisce per poter fare domande ai bambini attraverso le quali ottiene preziose informazioni su di loro.  La seconda è la storia secondo cui il sistema di messaggistica di Whatsapp sta per diventare a pagamento: anziché una cifra annuale simbolica, infatti, si dovrà pagare per l’invio di ogni messaggio. Questi due primi esempi mostrano come spesso queste storie nascano in ambito tecnologico proprio per avvertire gli utenti di presunti pericoli che si nasconderebbero in queste tecnologie.

L’ultimo esempio è invece quello di una foto che ha avuto una grande circolazione online e che sembra ritrarre un soldato che viene attaccato da uno squalo mentre sta salendo sulla scaletta di un elicottero durante un’esercitazione.

L'immagine ritoccata dello squalo e del militare

This fake was created by merging two separate images – a US Air Force helicopter on a training exercise in San Francisco, and a great white shark leaping out of the water off the cost of South Africa.

In questo, come in molti altri casi simili di foto e video fasulli, la storia viene fatta circolare anche attraverso delle immagini che dovrebbero proprio servire a confermarne l’autenticità.

Nel loro insieme dunque questi esempi ci mostrano la plasticità di questo genere di racconti, la cui diffusione è favorita proprio dal riuscire a trasformarsi per adattarsi anche a contesti e mezzi nuovi come quelli offerti dalla tecnologia.
Fino alla prossima leggenda…

Piccola bio:
Professore Associato di psicologia sociale al Dipartimento di psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Vicepresidente nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, www.cicap.org), dal 2005 dirigo Query, la rivista del Comitato (www.queryonline.it). Per oltre 10 anni ho curato una rubrica sulla rivista Focus dedicata al mondo delle leggende urbane e delle bufale online.