16 febbraio 2015

Piano A o B? Meglio Piano C! Parola di Riccarda Zezza

Riccarda Zezza

Riprendiamo il discorso incominciato con Riccarda Zezza  per approfondire altri temi interessanti: il ruolo delle donne nel mondo del lavoro, come il modello Maam può inserirsi all’interno delle aziende e di Piano C, lo spazio di coworking accreditato dal Comune di Milano – Politiche per il Lavoro, che Riccarda ha creato sulla base di questo modello. Abbiamo infine fatto alcune riflessioni sulla diversità di genere e su come tale diversità debba essere valorizzata nel contesto lavorativo.

Le donne nel mondo del lavoro….
Ti viene detto che se vuoi vincere, fare carriera, devi attaccare, il problema è questo.
C’è un fumetto in cui l’ingresso nel mondo del lavoro è una porta quadrata e la donna è una sfera. Se vuoi entrare in quel mondo devi “diventare quadrata”¸acquisendo delle caratteristiche perché sono quelle che vengono premiate, l’alternativa è abbandonare l’impresa. Nelle aziende spesso si parla del fatto che bisogna cambiare i metodi di valutazione. Perché se continui a valutare con i parametri tradizionali, premiando solo chi vi corrisponde, è inutile affermare che l’alleanza e la cura sono importanti.

Fumetto PianoC
Le donne che arrivano al potere sono spesso arrabbiate proprio perché hanno dovuto trasformarsi e andare contro la loro natura.
Nella mia esperienza sono state proprio le donne quelle che mi hanno più ostacolata, perché se sono donne di potere hanno accettato un certo sistema e due su tre lo difendono, solo una su tre ha la consapevolezza di dire che bisogna cambiarlo.
Gli uomini invece, o sono uomini che discriminano e quindi ti sottovalutano oppure sono uomini che non discriminano e quindi non vedono il problema, a meno che non riguardi la loro moglie o la loro figlia.
Le donne che potrebbero allearsi su questo tema sono per lo più schiacciate, per cui finiscono per pensare prima alla loro sopravvivenza.
A dicembre è uscito su Elle un sondaggio sulla felicità delle donne, condotto in 30 paesi. E’ risultato che le italiane sono le meno felici del mondo e se vai a vedere i dati, noi siamo infelici e insoddisfatte e soprattutto non abbiamo aspirazioni tranne quella di avere più tempo per sé.
Emerge la volontà di ripiegarsi, è come se pensassimo “quella cosa lì non la posso cambiare, non ci posso fare niente e quindi cerco almeno di sistemare la mia stanza da letto”.
Non per niente stiamo scendendo nella classifica del gender gap report sulla partecipazione socioeconomica delle donne, abbiamo perso 17 posizioni dall’anno scorso a quest’anno, nel 2014 risultiamo al 114mo posto su 132 paesi del mondo. Ci sono 113 paesi che fanno meglio di noi, e spesso, se lo dici ad altre donne affermano che non è vero. Questo vuol dire che non ci siamo e non partecipiamo, non abbiamo la percezione della realtà.

Il modello proposto da Maam è molto importante ma deve fare i conti con l’obiettivo delle aziende che è il profitto. Questa apertura ad un diverso modello di gestione del lavoro e della leadership femminile va di pari passo agli obiettivi puramente economici di un’azienda? Come si coniuga questo modello con il fare profitto?

Diversità = Valore

Photo thanks to: terrauomocielo.net

Ci sono dei dati su aziende che hanno un management misto; da questi dati si evince che fanno dal 10% al 15% in più di profitti quante più donne ci sono.
E’ da vedere se questo sia una causa o un effetto: è possibile che la loro situazione sia più florida e quindi si possono permettere più diversity oppure siccome c’è più diversity performano meglio.
I dati sembrano essere positivi, si è visto che un maggiore mix di diversità nel management favorisce un miglior andamento di business. Ad oggi non esistono ancora studi che lo dimostrino perché l’accesso delle donne alle posizioni rilevanti in azienda è un fatto relativamente recente.

Se la leadership femminile in generale migliora le cose? Secondo me la diversità in generale fa bene, l’avere punti di vista diversi fa la differenza! Ci vuole diversità di visione, di genere, di orientamento sessuale, nazionalità, età
Il punto di vista diverso porta innovazione e l’innovazione guida il successo delle aziende, non c’è bisogno di tesi per dimostrarlo.
C’è una ricerca di McKinsey,  Innovation matters – Reviving the growth engine  di un paio di anni fa che mostra come il capitale d’innovazione dei paesi sia fatto per il 24% da capitale umano e che lo stesso capitale umano ha un ritorno del 40% superiore a quello del capitale di conoscenza.
Sono quindi le persone che fanno innovazione ed è la diversità che la crea. I board non devono neanche essere convinti di questo.
L’altro tema è: essere donne è essere diversi o no? Si, assolutamente! C’è diversità in tanti aspetti ed è bella, è da valorizzare.
E poi la diversità oggi è la maggioranza, in termini di massa critica sono più i diversi degli uguali.
Oggi il vero ostacolo è chi si ostina a perpetuare un modello che non funziona più. Soprattutto chi sai è letteralmente “attaccato” a posizioni di potere e non si smuove….

Il rischio è un po’ di ghettizzare le donne, bisogna cercare di accogliere anche l’altra parte con cui si dialoga. Per l’uomo dev’essere difficile accettare la perdita del potere anche perché non c’è un modello culturale alternativo. Quindi chi è l’uomo nuovo o meglio… l’uomo che c’è già ma che adesso si ascolta di più? Attraverso quale percorso riesce ad accettare questo cambiamento?

Il contesto prima di tutto è importantissimo, è cambiato in maniera così radicale che ci vogliono i paraocchi per non vederlo. Temo che oltre una certa età, ambendo ad un determinato tipo di potere tendano ad omologarsi. Oggi i giovani non vedono più queste differenze… non abbiamo bisogno di formarli. E’ un tema che riguarda più le altre generazioni.

Paternità

Photo thanks to telegraph.co.uk

Si può lavorare soprattutto sul tema forte della paternità perché la genitorialità è un momento della vita che ti obbliga a cambiare: se non hai dei figli puoi andare avanti tutta la vita lavorando e basta, se hai un figlio devi cambiare. Così come il cambiamento è naturale e necessario se hai un genitore che non sta bene, se hai una grande passione, se fai volontariato…
Cominciare a parlare di paternità in maniera diversa può essere un modo per iniziare a creare dei modelli differenti.
Per esempio, quando portiamo Maam in azienda diciamo sempre che è per le donne che tornano dal congedo per maternità, ma anche per i padri che vivono la stessa cosa pur andando in ufficio tutti i giorni. Quindi lo sguardo va su entrambi i genitori.
Non c’è un paese al mondo in cui ancora paternità e maternità siano equiparati, si sono fatti dei tentativi, ma c’è ancora del lavoro da fare. Persiste il doppio stereotipo: da una parte la mamma è lavoratrice part time, dall’altra l’uomo diventa padre part time, è lo stesso tipo di vincolo. Se cerchi di essere un padre presente entri in uno stereotipo che ti limita sul lavoro. Se vuoi essere una lavoratrice presente sembri una madre che non si impegna.
Per questo dobbiamo riuscire a convincere gli uomini che andare a casa a fare il padre aiuta ad allenare quelle competenze che rendono più produttivi sul lavoro, e per farlo si deve uscire dallo stereotipo tempo = risultato. E’ legato ad un modo di lavorare dell’epoca industriale. Oggi produci conoscenza quindi il lavoro non si può più misurare in termini di numero di ore.

Vuoi parlarci di Piano C, a quali esigenze vuole rispondere, e dei servizi che offrite?
Dopo 15 anni che lavoravo in azienda ho detto ma è possibile che esiste solo il piano A, che uno faccia carriera, o il piano B, che uno si dedichi alla famiglia, deve esserci un piano C e se non c’è lo faccio io.
Ho visto in diverse aziende che d’abitudine al mattino non accade niente e c’è la tendenza, soprattutto degli uomini, a lavorare di sera.
Questa è considerata la fascia della motivazione alla crescita professionale e vuol dire che se ci sei ci tieni. In realtà i risultati sono un’altra cosa.
Visto che mi sembrava assurdo questo sistema ho cercato altre persone che volevano affermare modelli diversi.
Piano C è uno spazio fisico di 300 mq dove forniamo strumenti molto semplici che però rendono possibili delle cose altrimenti impossibili: lavorare insieme invece che da casa, condividendo le spese, avere dei servizi che altrimenti sarebbero di lusso (come un’area bambini e servizi salva tempo), mettere insieme dei bisogni e delle soluzioni attraverso la formazione e gli incontri.
La cosa magica che adesso stiamo capitalizzando è il semplice fatto che stare in un ambiente in cui le persone lavorano crea opportunità di lavoro.
Come Associazione facciamo i percorsi “C to Work”, con uno sponsor aziendale ed un partner istituzionale, che aiutano le donne senza impiego o che vogliono riprendere a lavorare a rimettersi sul mercato. Per tre mesi affidiamo loro un progetto reale, le seguiamo e intorno a questo progetto le aiutiamo a costruirsi una rete di relazioni per rimettersi in gioco. Le donne spesso hanno una rete sociale molto debole e non hanno tempo di crearsela perché devono fare mille altre cose.
Se una persona che è passata da piano C trova lavoro abbiamo vinto! Noi vogliamo aiutare le donne a creare un’identità professionale femminile che oggi non esiste, perché stiamo ancora copiando quella che è stata creata dagli uomini.
Gli uomini hanno tutto il diritto di cominciare ad imparare qualcosa da noi e noi abbiamo il dovere di cominciare ad insegnare loro qualcosa, questo comporta anche una presa di responsabilità e mettersi in gioco.

Nel tuo libro parli di stare al centro del quadro o starne ai margini. Per come siamo educati noi, stare al di fuori della parte centrale vuol dire autoescludersi e mettersi in ombra, mentre invece è chiaro che non è così. Vorrei capire da te cosa vuol dire questo cambiamento di posizionamento nello spazio….
Noi lo chiamiamo less ego, un ego più piccolo. La nostra cultura tende a farti stare al centro: più stai al centro, più sei grande e potente e meglio è. E’ un sinonimo di successo. In realtà essere al centro ti rende più difficile vedere chi hai intorno e abilitare altre cose. Oggi sei bravo solo se riesci ad abilitare gli altri e per farlo non puoi essere al centro né essere troppo grosso perché lasci poche possibilità agli altri, inoltre sei più vulnerabile e facile da colpire, quindi tendi a tenere tutto fermo e immobile. Le grandi dimensioni tendono all’immobilità perché così la situazione è più sicura.
Quindi quale occasione della vita ti può far sperimentare il fatto di non essere più al centro del mondo? Avere qualcuno a cui tieni tantissimo, più di quanto tieni a te stesso, che è fisicamente più importante di te.
C’è però una cultura molto italiana della maternità che non lascia alle donne le loro altre identità quando diventano mamme, e le identifica solo con la maternità. Visto che le donne vogliono comunque esistere, sono spinte a rimanere attaccate all’identità della maternità e a restare al centro del quadro con i propri figli. In questo modo l’identità di madre diventa prevalente. Se invece sperimenti cosa vuol dire spostarti, diventi forte, perché non sei più vulnerabile.
A me piace molto il tema della leadership generativa, è un istinto primordiale per le donne. L’idea che la persona che io sto aiutando a crescere andrà oltre e ci sarà dopo di me è importantissima. Vale anche per un manager: vuoi creare cose che siano più forti di te, tu non devi dipendere da loro e loro devono essere indipendenti da te. Questo è quello che noi chiamiamo less ego, un concetto che aiuta anche a fare pace con l’idea della morte. Non vivi più nel terrore di quando morirai perché sai che dopo di te il mondo continua e tu, in qualche misura, hai lasciato la tua “impronta”. Se lo sperimenti diventi più forte e hai meno paura.

Dal multitasking al multishifting. Un cambiamento di mentalità?
Non esiste il multitasking perché non esiste la capacità di concentrarsi su più cose contemporaneamente, esiste invece la capacità di passare velocemente da una cosa ad un’altra, ed è una caratteristica propria delle donne. Noi la mettiamo in pratica più facilmente perché abbiamo più cose da fare e abbiamo il cervello più allenato in quel modo. Nel cervello femminile i collegamenti sono più veloci perché da millenni pensiamo a più cose contemporaneamente, mentre l’uomo si focalizza su una alla volta.

multitasking

Photo thanks to lifehacker.com

Il multishifting è la capacità di collegare cose diverse, negli uomini è più rara ma non è escluso che allenandosi non si possa sviluppare. Il cervello è molto plastico, si può modificare in poche settimane. La genialità sicuramente è più tipica del cervello maschile, è di chi tende a focalizzarsi su una cosa alla volta, mentre la donna ha un’intelligenza sistemica, quindi più difficilmente sarà geniale ma più probabilmente sarà innovativa, perché l’innovazione nasce dalla capacità di collegare elementi appartenenti a sistemi diversi.

Ringraziamo molto Riccarda per i numerosi spunti di riflessione: al prossimo progetto!

Per rimanere aggiornati sulle sue attività seguitela sui profili social

twitter: @RiccardaZ
LinkedIn: it.linkedin.com/in/zezza
Website: www.riccardazezza.com