19 febbraio 2015

Vita da sport blogger. La Giocata di Tim Small

Tim Small

Sisal Matchpoint lancia “La Giocata”, il nuovo blog dedicato alle analisi e agli approfondimenti sul calcio italiano e internazionale e noi di Storyboard, che l’abbiamo navigato e letto con attenzione, abbiamo deciso di intervistare la mente… l’ideatore… insomma il Direttore creativo del blog, Tim Small, per scoprire come nasce questo progetto, cosa ha di diverso e da chi è composta è la squadra che ci lavora e lo rende così interessante.

Siete pronti? Iniziamo!

Chi è Tim?
Mi chiamo Timothy Small, sono nato a Milano nel 1982, mio papà è anglo-libanese e mia mamma è italiana. Mi piace camminare sulla spiaggia e il chiaro di luna. Scherzo…
Faccio il giornalista da quasi 15 anni, ho scritto per GQ, Rolling Stone, il Guardian, Paris Review, e un paio di altre riviste.
Ho diretto VICE Italia per sette anni, ne ho curato rivista, sito, e i primi anni del canale televisivo online, e poi ho lasciato VICE e ho fondato l’Ultimo Uomo nel 2013. Da fine 2014 sono l’Head of Content di Alkemy, Digital Enabler, il che vuol dire che mi occupo di tutti i progetti dell’agenzia che abbiano una componente di content.

Fashion blogger, food blogger, travel blogger… tutte professioni che si stanno affermando negli ultimi anni. Cosa caratterizza invece uno sport blogger?
Il direttore de La Giocata, Daniele Manusia, è il perfetto esempio di sport blogger. Che poi altro non è che un giornalista sportivo, ma adattato all’era contemporanea.
Ci vuole una vera passione per lo sport, una capacità analitica sopra la media, una sottile sensibilità umana, un amore per la luce e una voglia di tracciare una storia morale delle persone e delle cose. Daniele possiede tutto questo. Inoltre è anche il tipo di nerd di calcio che mentre guarda le partite prende gli appunti su un taccuino pieno di x e di cerchi e poi ti spiega le cose usando gli oggetti che trova sul tavolo davanti a sé.
È tipo Rain Man mischiato con Paolo Condò mischiato con Saul Bellow mischiato con Mauricio Pochettino.

Cosa rende un blog sportivo un blog di successo?
Dipende molto. Secondo me i prodotti editoriali hanno senso di esistere, in ogni caso, che si tratti di sport o musica o letteratura o reportage, quando offrono ai lettori qualcosa che non hanno già. Devono riempire un bisogno. Devono essere qualcosa di speciale, di curato, qualcosa che trasudi amore.

A quale “bisogno” o aspettativa dei lettori pensate di rispondere con il blog La Giocata?
Penso che oggi, con l’Ultimo Uomo, abbiamo soddisfatto la voglia di approfondimento sportivo long-form per gli italiani.
Con La Giocata cerchiamo di portare la stessa cura, la stessa passione, la stessa analisi rigorosa ma dedicandoci interamente al calcio giocato, senza grandi voli pindarici verso il futuro o il passato, o verso il sistema, ma concentrandoci su cosa vediamo in campo, e offrendo al lettore una versione condensata, sintetica, più “snack”, diciamo, che sfrutti anche una fruizione più mobile e social-friendly, di quello che facciamo su l’Ultimo Uomo.
Senza che questo voglia dire una mancanza di cura o qualità.
Quello è un grande problema del giornalismo online: pensare che i pezzi brevi che vengono letti da mobile possano essere, molto semplicemente, scritti male. Grande errore.

Blog La Giocata

La Giocata – il nuovo blog targato Sisal Matchpoint dedicato agli approfondimenti sul calcio

Cosa differenzia La Giocata nell’oceano di contenuti sportivi presenti sulla rete e cosa lo distingue in particolare da altri blog?
Posso anche dire che una cosa che ci contraddistingue è il lavoro del giovane Federico Aquè, il nostro caporedattore, che affezionatamente chiamiamo l’Antoine Griezmann della Comasina, ma anche il Super Presidente Acquah, perché in fondo è un po’ un Presidente ed è un po’ ghanese.

Com’è nata l’idea di lavorare al tuo primo blog sportivo?
Mi sono reso contro che esisteva, in Italia, fino a qualche anno fa (ora forse meno) un grandissimo vuoto di mercato per quanto riguardava il giornalismo sportivo fatto bene, non l’approccio a valanga di gossip dei grandi quotidiani, ma un approccio più serio, profondo, ragionato, volendo anche più “indie” nel suo essere più vicino alle emozioni e al racconto. Così chiesi a Daniele Manusia di scrivere di calcio su VICE, usando la sua cifra stilistica, che mi sembrava esattamente quello che mancava.
La sua rubrica andò benissimo. Ovvio, c’erano altri progetti di spessore, come Futbologia, Lacrime di Borghetti, c’era Sfide, in tv, e c’erano altri progetti validi e alcuni meno validi, ma non mi soddisfacevano del tutto, per una ragione o per un’altra, per una mia questione di gusto.
Appena mi sono licenziato da VICE ho chiamato Daniele e sono andato a Roma e abbiamo passato un weekend a prendere appunti. Considerate che quando abbiamo lanciato l’Ultimo Uomo, ad esempio, non esisteva ancora Rivista Undici. Oggi c’è un cambiamento, c’è Federico Buffa che racconta su Sky, c’è l’analisi statistica anche su Eurosport. Mi piace pensare che, in parte, è anche grazie a noi se queste cose sono piano piano cambiate.

Dove prendi ispirazione per i contenuti che pubblichi ogni giorno?
Penso che Grantland.com sia il miglior sito di sport che sia mai stato creato nell’universo da quando esiste l’uomo in terra.

Quali tra i molti personaggi sportivi che hai intervistato ti ha maggiormente colpito e perché?

Mario Balotelli

Photo thanx to stopandgoal.net

Sono rimasto straordinariamente colpito da Mario Balotelli. Tutti lo raccontano come uno sbruffone e uno stolto. Invece mi ha colpito per la sensibilità, la tenerezza, anche l’acume, se posso dirlo, che ha dimostrato quando abbiamo parlato del problema del razzismo nella società italiana. Sono pieno di rispetto per lui e devo dire che gli voglio proprio bene.

Qual è il tuo giornalista sportivo preferito e perché?
Daniele Manusia, perché scrive come se avesse le mani di velluto e pensa come un razionalista austriaco con il cuore di un poeta.

Trovate Tim online e sui social:
twitter@yestimsmall
Mediummedium.com/@yestimsmall
L’Ultimo uomo: ultimouomo.com