17 giugno 2015

Sharon ed Eugenio. Quattrocento volte bravi!

Sharon e Eugenio, creatori di Quattrocento

Com’è possibile realizzare una start up in Italia? Lo abbiamo chiesto a Sharon Ezra, fashion designer israeliana, che lo scorso anno ha deciso insieme al suo socio Eugenio Pugliese di mollare tutto per dedicarsi alla loro creatura “Quattrocento”. Un’azienda che produce occhiali 100% Made in Italy, inserita da Forbes tra le 15 Start up che bisogna conoscere nel 2015.
Abbiamo incontrato Sharon per farci raccontare la loro storia ma soprattutto com’è possibile creare una nuova impresa in Italia.

Chi sono Eugenio e Sharon?
Sono Sharon Ezra, ho 28 anni sono Israeliana e sono arrivata 3 anni e mezzo fa in Italia perché sognavo di lavorare nell’alta moda italiana. Sono una fashion designer.
Eugenio Pugliese è il mio ragazzo ma è anche il mio socio nel progetto “Quattrocento”, lui viene dal mondo della finanza e ha fatto diverse esperienze lavorative in ambito di start up. Insieme abbiamo creato Quattrocento più di un anno fa, all’inizio come un hobby, mentre io lavoravo per varie aziende come consulente di design e come direttore di produzione Made in Italy, mentre Eugenio lavorava in un private equity.

Sharon e Eugenio

Sharon Ezra e Eugenio Pugliese – creatori di Quattrocento

Ci racconti com’è nato Quattrocento e perché avete deciso di dare questo nome al vostro brand?

Quattrocento

Quattrocento – Starting the second Renaissance

Come dicevo, è nato come un hobby. Eugenio ha sempre avuto come sogno quello di realizzare la sua start up inoltre suo padre ha un negozio di ottica, per cui lui ha sempre avuto una conoscenza approfondita di questo settore.
Siamo partiti l’anno scorso con una capsule collection e l’abbiamo presentata durante la Design Week di Milano, scoprendo che i nostri occhiali piacevano molto, come idea, come concetto, come prezzo, come brand story.

Il nome della start up nasce da quello che è il nostro obiettivo: riproporre un secondo rinascimento italiano. Il ‘400 è stato il secolo del Rinascimento italiano, periodo di massimo splendore per gli artigiani. Oggi in Italia non esiste quasi più il 100% Made in Italy, gli straordinari artigiani italiani non hanno più lavoro, le piccole aziende faticano a stare sul mercato perché c’è una tendenza alla mass production.
Per cui noi vorremmo tornare un po’ indietro e fare gli occhiali come una volta, cercando chi sa ancora farli a mano, in piccoli quantitativi, 100% fatti in Italia, vendendoli ad un prezzo molto onesto: da vista o da sole a 115 euro. Per offrire questo prezzo accessibile tagliamo la filiera e vendiamo direttamente al consumatore. Non abbiamo i costi di distribuzione, agenzie, negozi. Produciamo non più di 200 pezzi a modello ed in questo modo riusciamo ad essere flessibili e a non andare in sovrapproduzione, non creiamo stock e capiamo meglio cosa piace al mercato.

Quattrocento - schizzi

Quattrocento – schizzi e bozzetti di lavoro

Gli occhiali sono venduti prevalentemente online o in occasione di eventi speciali, quest’anno per esempio abbiamo partecipato al Design Circle e alla Design Week milanesi.
Tra poco i clienti potranno anche provare virtualmente gli occhiali grazie ad un virtual try-on. Tra un mese saremo online con questa novità. In questo modo si potranno vedere gli occhiali, provarli, ordinarli e riceverli entro al massimo una settimana, direttamente a casa.
Il try-on sarà possibile dalla webcam e dalla videocamera del cellulare grazie ad una app.

Cosa vi ha spinto ha realizzare un business che fosse vostro, lasciando i rispettivi lavori?
Io avevo molta paura di lasciare il mio lavoro, perché è difficile trovare stabilità, ma avevamo come sogno quello di creare qualcosa di innovativo e di conferire nuovamente rilevanza al Made in Italy, è il motivo per il quale sono venuta in Italia: in Israele non esiste il mondo della moda “hand made”, è sempre “mass production”.
Volevamo fare qualcosa di indipendente e credevamo in questo progetto, per fortuna sta funzionando!

Cosa vuol dire fare start up in Italia?
Io sono la prima ragazza che ha preso lo start up visa offerto dal governo italiano a chi vuole creare una nuova impresa in Italia, sono contentissima di avere avuto questa opportunità!
Per me è bello fare start up qui, nel cuore del mondo della moda, avendo gli artigiani a due passi da me, a Cadore e a Belluno… Per noi è un vantaggio reale stare qui in Italia.
Per quanto riguarda le difficoltà, la principale è sicuramente trovare gli investitori. Quelli che hanno creduto in noi sono soprattutto investitori internazionali, forse perché gli italiani vivendo da sempre nel Made in Italy, sono meno avvezzi a riconoscerne il grande potenziale.
Lavoriamo in un contesto molto stimolante: siamo incubati in “Speed me up” della Bocconi, dove ci sono 10 start up diverse, con cui ci confrontiamo costantemente, è davvero costruttivo!

Quali sono le principali difficoltà che avete riscontrato in Italia nel mettere in essere la vostra impresa?
Più che di difficoltà possiamo parlare di tre sfide: la prima è arrivare al consumatore e spiegare bene il concetto, perché in Italia c’è ancora un po’ di scetticismo verso l’e-commerce e i nostri prodotti sono acquistabili prevalentemente online. Quest’anno abbiamo partecipato al Salone del Mobile: per noi è molto importante raccontare la nostra storia e cosa c’è dietro il nostro brand. Un’altra sfida è trovare gli artigiani veri, che “creano” gli occhiali a mano perché alcuni non hanno neanche il sito internet. Ci vuole tempo e pazienza per lavorare con loro. La terza è che per iniziare abbiamo avuto bisogno di cash flow ed è stato molto difficile reperirlo. Ad oggi abbiamo venduto circa 500 paia d’occhiali ma abbiamo bisogno di nuovi investitori che credano nel nostro progetto.

Cosa credi che differenzi Quattrocento da altre start up che stanno investendo nel fashion?
Ci sono tanti e-commerce in Europa e in Italia ma fino ad ora siamo gli unici che vendono gli occhiali da vista graduati. La nostra caratteristica distintiva è il prezzo accessibile.
In Italia è molto difficile trovare occhiali di qualità a meno di 300 euro, l’alternativa è rappresentata da prodotti di altri paesi che possono costare anche 70 euro, su cui però non c’è la sicurezza che siano adeguati a chi ha problemi di vista.

Quattrocento

Quattrocento

Secondo te le start up nel fashion sono più orientate al lusso o ai prodotti accessibili?
Dipende, ci sono due categorie. Le prime sono più orientate al lusso, ma al momento fanno molta fatica a spiccare perché offrono prodotti troppo costosi. Il nuovo trend, attualmente più forte, è il customising: fare prodotti personalizzabili.
Io apprezzo più un bel design ad un prezzo accessibile.

Con il vostro brand avete deciso di investire sul Made in Italy ed affidarvi ad aziende totalmente italiane… qual è il valore aggiunto che questo potrà darvi?
Le persone sono stanche di comprare cose che magari dopo due settimane si rompono, in Italia riusciamo ancora ad avere prodotti di lunga durata, il Made in Italy è da sempre associato al concetto di qualità.
Il nostro, più che un brand fashion, vuole essere un brand che veicola dei valori: ridare rilevanza e grande visibilità al lavoro d’eccellenza degli artigiani. Questo oggi è rarissimo nel mondo della produzione degli occhiali e noi, anche in questo senso, vorremmo essere un nuovo rinascimento.

Le montature dei nostri occhiali vengono realizzate nel distretto del Cadore, ma anche le lenti dei nostri occhiali sono italiane, abbiamo un ottico interno che vi lavora.
La nostra idea è di vendere prima di tutto in Italia e poi provare a scoprire il mercato inglese. Solo dopo aver affrontato gli UK credo che potremmo essere pronti per gli Stati Uniti, un mercato già molto affollato. Negli Stati Uniti sono moltissimi i produttori che vendono online, c’è già la cultura dell’acquisto degli occhiali da vista via e-commerce, è una sensibilità già sviluppata. anche se i prodotti presenti non sono quasi mai italiani. Negli USA non è ancora percepito pienamente e a tutti i livelli il valore del Made in Italy e noi vorremmo pian piano portarlo anche a loro.

Come avete fatto a trovare gli investitori?
La prima regola è Never give up! Abbiamo girato tutta Italia, abbiamo fatto presentazioni di fronte ad investitori, a banche, abbiamo spiegato la storia e i nostri obiettivi. Siamo stati ad eventi per le start up. In totale abbiamo fatto più di 30 pitch, anche in Israele dove sicuramente sono più aperti al mondo delle start up. Ci vuole tempo, bisogna sempre raccontare il progetto a tutti e qualcosa succederà!

Se decidi di fare una start up devi essere pronto a confrontarti con interlocutori stranieri, devi essere preparato ad incontrare società di capitali estere. Noi abbiamo investitori francesi, americani, italiani ed israeliani.
Oggi all’estero sono apprezzati soprattutto i progetti di tecnologia ed innovazione, noi cerchiamo di coniugare entrambi gli aspetti.

Quattrocento

Quattrocento – gli occhiali

Per rendere concreto un progetto, oltre a cercare gli investimenti cosa bisogna fare?
Quando abbiamo trovato i capitali io lavoravo ancora per Costume National ed Eugenio per un private equity. A settembre abbiamo lasciato i nostri rispettivi lavori e abbiamo costituito, con il supporto di commercialisti ed avvocati, la Società in Italia.
Poi abbiamo cercato l’incubatore e abbiamo cominciato a lavorare.
Oggi siamo in cinque: io mi occupo del design e del prodotto, Eugenio che si occupa della business intelligence, una ragazza che si occupa della distribuzione, una della comunicazione e infine un ottico.
Nella nostra azienda convivono tre religioni: quella ebraica, quella mussulmana e quella cattolica. Siamo tutti accomunati tutti dalla passione per il Made in Italy. La nostra età media è 26 anni.

Lasciare il lavoro com’è stato?
Per me è stato molto difficile, perché io sono arrivata in Italia senza parlare una parola d’italiano, ho fatto il master all’Istituto Marangoni grazie ad una borsa di studio, sono arrivata qui per lavorare nell’alta moda e ci sono riuscita. Ho lavorato come direttore di produzione per varie brand e poi ho lavorato per Costume National. Io amo moltissimo questo settore e spero un giorno di tornarci.
E’ stato molto difficile ma sono molto contenta di aver fatto questa scelta perché volevo creare lavoro per me stessa, ma anche per gli altri.
Quando lavoravo nell’alta moda sono andata a visitare le aziende di artigiani dei tessuti, dei ricami e della pelle che stanno vivendo un momento di grande crisi. Ci sono poche persone in imprese che un tempo avevano tantissimi dipendenti. Oggi gli stessi prodotti vengono importati da altri paesi ad un costo nettamente inferiore. Così quando abbiamo deciso di creare il nostro brand volevamo salvaguardare proprio il know-how incredibile di queste persone.

Auguriamo a Sharon ed Eugenio un grosso in bocca al lupo per la loro Quattrocento e speriamo che tanti ragazzi italiani che vogliono intraprendere un percorso analogo possano servirsi dei loro preziosi consigli!
Il sito web di Quattrocentohttps://quattrocento-eyewear.com/